giovedì 5 febbraio 2015

Ready for the next Bus from Santa Cruz de Bolivia to Asuncion












Ovviamente non potevamo non concludere la ns ultima tappa in bellezza. 25 ore di autobus, da Santa Cruz de Bolivia ad Asuncion in Paraguay. Le uniche cose che ancora ci sostengono nel procedere sono la certezza che al ns arrivo saremo ben coccolati e, che per un po’ non saremo più sballottati tra bus ed ostelli. L’amico Rolando e la sua famiglia sono pronti ad accoglierci. Il viaggio, immancabilmente, ben presto si trasforma nel pellegrinaggio della speranza. Di tutti i bus decenti che abbiamo visto, il ns era rigorosamente un ronzino dall’aria smilza e un po’ acciaccata. Mancavano la griglia del radiatore e un paio di file di sedili. Ma una cosa buona avevamo: 36 posti e quindici persone a bordo. Anche a voler pagare di più, esiste solo una compagnia che effettua questa tratta, ed è la Stel Turismo. Chiunque cerchi di vendervi i biglietti in stazione, li ricompra comunque al botteghino della Stel guadagnandoci una commissione. Calcolate che il viaggio costa circa 300 mila boliviano x persona e che difficilmente fanno sconti ai gringhi. (l’arrivo dell’ultimo minuto è sempre un rischio ma caldamente consigliato x ottenere i migliori prezzi)
Si parte bene, aria condizionata a manetta e televisione che non da segni di vita. Alle 2 di notte arriviamo al confine paraguagio e un’ora più tardi al primo avamposto della dogana, dove con tutte le ns valigie siamo scesi ed uno ad uno in fila, come pronti ad un’esecuzione, ci hanno fatto avvicinare dei cani ed esaminato le valige. Ovviamente in cerca di droga o chissà cos’altro. In Paraguay fiorisce il contrabbando di droga e vestiti di marca, ecco che ogni due ore di viaggio, veniamo fermati e controllati a dovere.
Siamo gli unici turisti del bus, tutti gli altri stanno tornando a casa o andando a trovare amici . Dettaglio simpatico da riportare: in uno dei controlli, arriviamo in questa stazione di servizio trasformata in dogana. I poliziotti escono dalle loro tende tipo Quechua della decathlon, si mettono una giacca mimetica e cominciano a controllare le ns valige. Una volta finito, un paio di loro si rimettono in borghese e saltano a bordo con noi. Ci siamo anche chiesti per quale ragione, in quanto non sarebbe impossibile pensare che potrebbe essere che vogliano essere certi che qualcuno non smerci qualcosa di strano durante il tragitto. Ma le storie di contrabbando sono sempre incredibili. Ed infatti, ecco che ad un certo punto, nel pieno del Chaco Paraguaiano, veniamo affiancati da un pick up ed una volta accostato. Mi ritrovo a dare una mano a uno di questi due poliziotti a scaricare pacchi su pacchi di vestiti contraffatti. Mi è sembrato per un attimo di tornare ai vecchi tempi con l’amico Talebano Alberto di Reggio Emilia, quando sembrava che le scarpe di Prada e le borse di Louis Vuiton fossero il futuro della vendita on line.
Alle dieci di  mattina e con 49 gradi all’ombra, ci facciamo finalmente stampare il passaporto. Seduti in attesa di sentire il ns nome per entrare nell’ufficio dell’immigrazione, eravamo tutti dipendenti dalla sbuffata di aria condizionata che usciva dalla porta di fronte a noi.
12 controlli di polizia e 3 gomme bucate più tardi, arriviamo finalmente ad Asuncion. Ovviamente il driver ci comunica che non ci lasceranno veramente alla stazione ma in una stradina giusto dietro. Troppi problemi con la polizia.
Noi possiamo solo che sorridere, la capitale del Paraguay sembra un luogo incantato dopo ciò che abbiamo visto fino ad ora. Un misto di culture e stati sociali. Anche solo attraversandola in autobus si può davvero notare come esista ancora il sud America come noi lo avevamo visto fino ad ora, ma molto più preponderante è come si sia instaurato invece un benessere dilagante.
In pochi istanti rimane solo il ricordo delle lunghe notti spese nei bus e le ricerche degli ostelli più economici all’alba del nuovo giorno. Dopo una pizza ai carciofi e cuori di palma ed una pallina di gelato alla vaniglia, immensa doccia e manco a dirlo…testa sui cuscini.
Il risveglio in terra paraguagia non poteva offrire di meglio. La famiglia di amici che ci ospita è davvero incredibile. Abbiamo a disposizione tutti i comfort possibili immaginabili. A cominciare da una cuoca ed un autista, fino alla piscina, campo da basket e bici, quasi dimenticavo anche la lavandaia. Proprio a quest'ultima è toccato il lavoro più duro. Ha per caso fatto lo sbaglio di chiedere se avevamo qualcosa da lavare. Non abbiamo nemmeno aperto gli zaini, le abbiamo consegnato tutto il backpack, scarpe incluse. Forse non avevamo nemmeno bisogno di lavare veramente tutto, ma era più l’idea di aver lasciato alle spalle una grandiosa esperienza di viaggio, che si è anche rivelata una delle più intense per corpo e mente fino ad ora.
Se avessi potuto avrei bruciato lo zaino e comprato tutto nuovo di fresco shopping, ma infondo sono troppo affezionato ad alcune magliette ed alle giacche che mi hanno accompagnato lungo i sentieri tra le Ande o nelle giornate di festa tra i mercati peruviani.
Insieme a Roly J,r che ha la stessa età di Alice, scorrazziamo in giro per tutta la città. Ma prima ancora di visitare il centro, ci porta a fare un esperienza unica che nella sua semplicità è riuscita a sorprendermi. Siamo andati a trovare le sue due tigri. Ovviamente ognuno di noi da bambino ha avuto o sognato di avere un cagnolino o un gattino. Chi magari aveva il criceto o la tartaruga, comunque un animaletto da compagnia. Il ns amico aveva un paio di tigri in giardino. Finché erano piccole, tutto bene. Ma dopo che un paio di giardinieri ed i due cani del vicino furono dati per dispersi, avevano ben pensato di creare uno spazio apposito, finanziando una associazione che riqualificasse un parco in disuso all’interno della città. I questo parco vivono ora decine di animali esotici ed è diventato quasi come uno zoo, ma non troppo spettacolare per i turisti, in quanto tiene molto più conto delle esigenze degli animali a cui non manca certo lo spazio. La cosa più bella è stata però vedere come queste due tigri immense, appena ci siamo avvicinati alla rete, abbiano riconosciuto il loro padrone. Da distanti e incuranti dei passanti che erano fino a poco prima, sono venute ad appoggiarsi alla rete con la testa, lasciandosi accarezzare ed ammirare ad una distanza inusuale e che creava in noi un misto di stupore ed adrenalina.

Asuncion è una capitale incredibile, molto più simile a qualche città del Brasile forse che a quelle della costa pacifica viste fino ad ora. E’ il classico esempio di come convivano due società completamente differenti. C’è chi suona un campanello per farsi fare un succo e chi vende la camomilla secca l mercato, seduto su dei cartoni. Ma questa è la vita nei paesi in via di sviluppo, ed il Paraguay sicuramente è in super sviluppo, vien da pensare che da queste parti  tra qualche anno avremo delle nuove Miami sul fiume. A proposito di fiume, memorabile la nostra gita in pick up sul versante brasilero delle cascate di Iguazu. Partenza programmata alle 3 del pomeriggio, saliamo in macchina alle 21pm. Direzione Ciudad del Este. L’amico Roly è una gran persona, ma al volante ragazzi è come una scheggia impazzita. Sorpassi nella notte a destra ed a sinistra con velocità minima misurata di 180 km/h. Io ed Alice eravamo attaccati alle portiere come ragni e Magaly nel sedile davanti continuava a implorare il suo pequegnu di rallentare. Alla fine arriviamo alla dogana della città del commercio per eccellenza. Ovviamente, a detta di qualcuno, in Paraguay tutto è infrangibile, e soprattutto le leggi. Quindi dove c’è una dogana, c’è anche un passaggio alternativo. E quindi Brasile fu, senza nemmeno aver tirato fuori il passaporto. Abbastanza surreale la scena che ci vede entrare nell’hotel prenotato via internet qualche giorno prima. 2am della notte, noi distrutti e con i piedi scalzi, entriamo nella hall di questo 4 stelle e forniamo i ns nomi. Questi ci guardano e ci comunicano che non avevano nessuna prenotazione. Insomma dopo varie discussioni esce fuori che c’era un altro hotel con lo stesso nome ma che si trovava dall’altro lato della frontiera. Quindi altro giro ed altra corsa ed alle 3 di notte appoggiamo finalmente le teste al cuscino. L’indomani, un po’ assonnati, godiamo di un’abbondante colazione a buffet e andiamo passeggiando in quel di uno dei luoghi più belli al mondo. Le cascate sono indescrivibili, un luogo da vedere e valorizzato dalla macchina del turismo, che invece di distruggere, cerca di proteggere un luogo incastonato tra il fiume, la foresta e le montagne. Esperienza da provare, il motoscafo che vi porta fino a sotto le cascate. Lo so che fa molto turista, ma vi posso assicurare che quando sarete in mezzo al fiume in piena e vedrete le rapide cercare di assalire la barca, non penserete più di essere in mezzo ad un teatrino. Per non parlare di quando vi porteranno sotto ad alcune delle cascate dove verrete completamente immersi nel fragore dell’acqua che vi martellerà la testa. Abbiamo anche il tempo di incontrare Angela, un’amica di scuola di Rolando. La prima persona che io abbia mai visto con i lineamenti tipicamente asiatici e specialmente cinesi ma molto bella, dal  passaporto paraguaiano, che parla spagnolo e che porta un nome italiano. Un bel mix di simpatia e spensieratezza che ci porta a spasso per la movida notturna di Foz de Iguazu  fino a tarda notte. Il giorno del ns ritorno è anche il nostro ultimo in Paraguay. E come si dice in questi casi. Se dobbiamo concludere un’esperienza per aprirne altre di nuove, lo si deve fare col botto. Fortunatamente non in macchina, ma grazie ad altri amici che ci aspettavano per pranzo e che hanno organizzato una cosa incredibile per salutarci. Chef stellato con catering privato su casa affacciata sul fiume. Finger food e cooking show, musica e tanti sorrisi…wake board e tramonto sul fiume con la Alicina che mi stringe le braccia alla schiena mentre sfrecciamo verso l’Argentina in moto d’acqua. Che dire? Penso già al rene che dovrò vendere per sdebitarmi dell’accoglienza quando i ns nuovi amici paraguagi verranno a trovarci in Italia. Ma in fondo, quali sarebbero veramente le ragioni di viaggiare, mangiare, scoprire e stupirsi se non quelle di condividerle con qualcuno. La condivisione della propria felicità non ha prezzo e può solo che portare verso amicizie ed esperienze più profonde, che legano le persone a ricordi indelebili di momenti unici. Per il momento possiamo solo ringraziare tutte le persone che hanno reso il ns viaggio fantastico e soprattutto quelle che ci hanno permesso di concluderlo in maniera ancor più incredibile.