lunedì 12 gennaio 2015

Bolivia, dove la montagna si fonde con l'Amazzonia










Il piccolo autobus dal quale salutiamo il paesino di Uyuni prende lentamente il largo in mezzo alle montagne. Ancora pieni di immagini spettacolari che ci scorrono nella mente ci rilassiamo al calare della sera. Notiamo qualche indecisione di guida da parte del conducente, soprattutto durante le lunghe discese tra le verdissime valli di Potosì e Sucre. Ma la comica stava solo per cominciare. Un viaggio che sarebbe dovuto durare poco più di due ore, è finito per diventare il classico calvario Bolivinsky style. Ogni mezz’ora bisognava fermarsi perché nessuno aveva insegnato all’autista come usare il freno motore, causando quindi non poco surriscaldamento ai freni. Ma la scena madre ci vede fermi dopo una mega discesona, nel bel mezzo di un paesino che sembrava la valle incantata. Con i lama che ci passavano a fianco guardando il bus della speranza con i freni che fumavano, e la moglie del pilota che riempiti due secchi d’acqua nel fiume adiacente, cominciò a irrorare le ruote del mezzo. Guardandoci ridacchiando ci chiediamo dove altro dovrebbero succedere queste cose se non in un viaggio? Nel giro di qualche giorno percorriamo le vie dell’argento e visitiamo la capitale culturale di questo stato. La bellissima Sucre ci fa tirare un sospiro di sollievo e ci fa godere delle più autentiche emozioni nel farci suoi. Tutto scorre come niente fosse, tra l’immenso mercato e le centinaia di negozietti sparsi ovunque non ci facciamo mancare nulla. Da provare la empanadas, detta Saltegna regional….una delizia. Una bella pasta brisee di fuori e 1800°C internamente…occhio alla lingua.
Quando saliamo sul bus per Santa Cruz ci dispiace molto lasciare questa città, soprattutto perché siamo consapevoli che ancora una volta avremo 12 ore su strade dissestate e ginocchia in gola. Bisogna dirlo, la qualità dei bus da quando siamo arrivati in Bolivia, è drammaticamente crollata ma ce la facciamo passare dato che non ne avremo ancora molti da prendere. Il nostro obiettivo è il parco Amborò che sembra esser un luogo interessante, dove la montagna incontra la foresta amazzonica. Troviamo rifugio a Buenavista, dopo ancora un paio d’ore di taxi collettivo e una buona mezzora per trovarlo. Il feeling con il luogo ci colpisce subito e più che un luogo mistico, sembra un posto dove vengono a svernare tutti i pensionati dell’America latina. Con il vento che ci impedisce anche solo di parlare, nel retro del moto taxi, scendiamo verso il fiume che ci dicono essere balneabile. Incredibile come ovunque ci giriamo si intravedano immensi alberi da frutta. Manghi, avocadi e altri che on conosco ma che davvero sono ottimi. Il villaggio è molto povero e i ritmi sono rilassati. Nessuno sembra dover lavorare per vivere ed è sorprendente come dove si veda regnare la calma più assoluta, sia invece il controllo a regnare sovrano. Piano piano cominciamo a capire che la Bolivia è ormai diventato il maggior produttore di Cocaina in sud America e che la limitrofa città di Yapacani è la capitale dello smercio. Questo a detta di qualche local che si vede aveva un cugino al bar e che aveva appreso da fonti sicure al pub che le cose funzionavano tutte in funzione di un rapido passaparola.  Ovviamente non essendo soggetti a particolari vizi, non potremo confermare nulla. Data ormai la nostra imminente partenza per il Paraguay con il famoso bus scassato di 25 ore che attraverserà tutto il chaco boliviano e paraguagio, decidiamo di non volerci spostare ancora come invece hanno deciso di fare i ns amici Annika e Remo. LE nostre giornate sono semplici, come i succhi di frutta fresca del mattino, le passeggiate al fiume, le foto ai tucani, i tramonti sulla foresta e il sapore della vita più pura. Quella che ti regala il piacere di confermarti che sei sulla giusta strada. Certo che ogni volta che lasciamo la spiaggia sul fiume, ci ricordiamo che bisognerebbe davvero che qualcuno si prendesse la briga di portare un po’ di cultura ambientale da queste parti. Forse le aziende produttrici potrebbero fare imballaggi biodegradabili o magari anche solo cominciare a linciare con vischiate sulla schiena ognuno di questi animali che ogni volta che si muovono lasciano dietro di loro una scia incredibile di plastica e rifiuti in genere. L’ultimo tramonto speso in Bolivia, lungo il fiume…con un cielo che sembrava quasi incendiarsi ed i maiali che facevano a gara con i polli per accaparrarsi un po’ di cibo tra i resti lasciati dalla gente, ci ha lasciati uno gusto dolce amaro in bocca. Ma viaggiare in fondo è anche questo, scoprire che l’umanità non sta andando tutta nella stessa direzione, non prende le medesime decisioni e soprattutto talvolta sembra vivere in epoche completamente differenti. Io non me la prendo, non me la prendo mai con le diversità…mi limito a viverle e farne tesoro.

Ready for the next Bus..