lunedì 28 gennaio 2013

La pirite nella borsa, tra Marakech l'ATLAS e la Valle del Dra







Per la prima volta arrivo davvero con il fiato corto ad un viaggio. Il lavoro è stato pesante in queste ultime settimane, e nn vedo l'ora di concedermi un pò di ferie dai clienti. Ancora una volta la mammina si unisce a me per il Moroccan tour, Alice invece mi raggiungerà dopo Natale. Anche quest'anno ho preso la mia dose di critiche per nn festeggiarlo a casa con la famiglia e meritato il soprannome di "Senza Dio".

Sorrido all'idea mentre tolgo la parafina vecchia dalla mia tavola da surf...le scorro le mani attorno, e sento che anche per lei il tempo comincia a passare. Non ho il tempo di realizzare che sono in vacanza fino a quando nn mi trovo stipato come una sarda nell'aereo più aromatico del mondo, tratta Milano-Marrakech.

Durante il volo me la intendo subito con un paio di ragazzi troppo simpatici e la mia visione limitata dei Marocchini che spacciano all'arcella di Padova si espande e svanisce. Rimane limitatissima invece la sopportazione per quella dei punkabbbbestia. Giusto nella fila di fianco un paio di sorelle italianissime con i loro bambini che poveretti nn avevano colpe. Vestiti con degli stracci mai lavati. Così sporchi e puzzolenti che era quasi impossibile stargli vicino. Con tutti quelli che c'erano nell'aereo questa mi si mette anche a questionare xchè uso il telefono e nn crede che esiste la modalità "uso in aereo". Prima che potessi risponderle il mio nuovo amico Karim, mi sussurra: "La mamma dei rompicoglioni è sempre incinta!!!"

Mi son messo a ridere che tra un pò me la facevo addosso. Date un paio di risposte secce alla punkettara ubriaca e dormito a bumbazza con la musica della mia nuova playlist studiata apposta x questo viaggio.

20°c ci accolgono all'arrivo, clima secco, cielo stellato...e sdra dran subito partono 1500 euri di cauzione inaspettati per sto furgoncino che ho noleggiato x far abitare le tavole. Marrakech è più semplice del previsto da girare, dove mi aspettavo un casino incredibile ho trovato solo gente tranquilla e piuttosto pacata alla guida. Dove immaginavo cartelli in sola lingua araba o berbera, ecco spuntare super tantissime segnalazioni in francese. Mando in panico la vecchia quando le indico la viuzza del Rihad in cui allogeremo. 4 persone ci assalgono per aiutarci a parcheggiare e l'oste ci aiuta a scarrozzare i bagagli. Giù per la via più stretta del mondo, 1 euro ad un poveretto x controllare la macchina tutta la notte e via a piedi sotto una galleria...appena si spalanca la porta siamo catapultati dall'inferno al paradiso. Lo stile marocchino si esalta alla massima potenza a "La porte rouge rihad". Godiamo del nostro primo the alla menta e una volta lasciate le valige ci lanciamo nel mezzo della Djemma El Fna. Stanchi ma uno spettacolo!!!! Un sacco di ristorantini più o mrno uguali a prima vista, tentano di persuaderti x entrare a mangiare qlcsa da loro...ovviamente bisogna nn lasciarsi impressionare, ma gli amanti del cibo di certo nn avranno grossi problemi. Un consiglio: provate le lumache cotte nel the alla menta, la testa di capra stufata e il divino the alle spezie servito con scaglie di farina cotta alle spezie e mandorle. Il mattino seguente alle 8 abbiamo già una deliziosa colazione in pancia e ci avviamo direzione deserto del Sahara. Fa figo da dire ma ragazzi miei, arrivarci davvero è una piccola odissea. Non avendo un programma mi ero preposo che ptevo arrivare ad Ouzazarte, cittadina di svincolo tra la deirezione che porta verso la valle del Todra e quella del Drà. Attraversando l'ATLAS siamo spettatori increduli di quanto avessimo sottovalutato le risorse, la bellezze la cordialità delle persone di questo paese. Villaggi su villaggi si susseguono arroccati sui nevosi pendii cmq aridi. Ogni tre curve un venditore di pietre fossili, di acqua, ceramiche, braccialetti....a km e km di distanza dalla civiltà persone che spuntavano da pendii scoscesi, che camminavano lungo la strada dirigendo verso dove nn sapremo mai....case e paesetti che costruiti con pietre e fango del posto stentano a fasi riconoscere tanto che si mimetizzano. Arriviamo a più di 2000mt di altezza e svalichiamo concedendoci soste e una gran bella visita alla Kasbà dove hanno girato il film il Gladiatore ed Il Paziente inglese. Inutile dire che a me sti pastorelli che a colpi di piccoli passi portano le loro pecore in giro x il Marocco, si fermano a dormire ovunque ci sia un riparo dal sole e ti sorridono alla sola idea di conoscerti magari offrendoti anche qualcosa di loro proprietà barattandola con qlcsa di tuo....nn vogliono soldi...ma scape e magliette.Tutto mi fa rivivere ciò ce Coelho scrive nell'Alchimista...e mi compiacio di esserci. Passata la notte in città dove tutto vive sospeso in un'atmosfera quasi surreale, dopo qualche consulto con le persone del posto viene a decadere la mia prima idea di dirigermi verso l'Erg Chebbi...500km di poco niente, nella direzione opposta al mare. Parlo con un giovane Tuareg e con un fabbro riparatore di teiere, e partorisco il piano B. Dirigere verso M'Hamid, ultimo avamposto prima del deserto dell'Erg Chigaga; attraverso la valle del Drà delle sue Kasbà e dei suoi datteri da sogno.

Le strade sono tutte più o meno in buone contizioni, il nostro furgoncino con le tavole dentro scorre sbilenco e annaspante lungo le curve attoriate da incredibili scenari simili alla route 66 o ai grand Canyon. Spero di arrivare a Zagora nel primo pomeriggio senza perdere troppe cose x strada, perchè nel frattempo mi cresce anche la malsana idea di fermare al volo una dei 4x4 che da li partono per tramonti e notti nel deserto. Se nn si prenota ci sono davvero poche chance di trovarne una. Il viaggio con la mammina è alquanto interessante, infondo ci conociamo abb bene per concederci i ns spazi e a volte mi rendo conto che crescendo ho costruito delle abitudini che si possono definire più delle piccole manie...ci ridiamo su a vicenda prendendoci un pò in giro. Ogni tanto salta fuori un messaggio dell'Alice che ho volontariamente lasciato a secco il primo giorno per poi cercar di creare in lei un senso di esser ormai già qui con noi. Vedremo come se ce la farà anche stavolta.