lunedì 28 gennaio 2013

Avec ou sans sucre?







Talvolta quando si viaggia sembra che tutto combaci alla perfezione, ed increduli rimaniamo estasiati da ciò che riusciamo a fare nel mentre...tutto ci riesce e la fortuna è spesso accompagna. La mia teoria è che ogniuno di noi è in grado di fare ciò che vorrebbe, solo pochi decidono di farlo....per paura, comodità o altro....da quando ho deciso di viaggiare indipendente, nn ho mai conosciuto qlcno senza dubbi, paure o piccole ansie da affrontare...al contrario credo che chiunque intraprenda un gioco nuovo debba per forza mettere a dura prova tutte le sue abilità, rendendosi poi conto che tutto quel che si pensava prima forse di vero ne mantiene solo una piccolissima parte, ma che quel che hai visto in quei momenti è l'unica visione che caratterizzerà un luogo. Ecco credo che in mille giri di parole questo sia quello che è stato per me il deserto. Tra kasbà, oasi sperdute e dune di sabbia soffice come borotalco ed il tempo che sembra essersi fermato. Non solamente in senso lato, per gli abitanti di questo paese siamo nel 1434. Volti perlopiù coperrti, asinelli, datteri, fuochi e un sacco di curiosità da parte dei bimbi, nessuno tra i tuareg chiede o pretende soldi, al max ti invitano dentro le loro case, "solo per vedere" dirano simpaticamente ed una volta entrati verrete cicondati di sorrisi, attenzioni e consuetudini appartenenti ad un mondo che ben conosciamo, quello del commercio. "Avec eau sans sucre", con o senza zucchero? chiedereanno prima di far partire la trattativa tra tappeti, gioielli e qualsiasi cosa possa essere utile per un sereno vivere. Ho comprato gioielli da un ragazzo in cambio di qlche pillola di ibuprofene, bevuto un the con un capo tuareg che visto gli scarsi risultati nel vendermi dei  tappeti mi ha chiesto se gli lasciavo mia madre in cambio di un paio di bauli d'argento, camminato con Omar tra le rovine di un villaggio senza nome e lasciato ad una ragazza di quel posto della tachipirina per il padre malato e dei datteri di Zagorà comprati il giorno prima al prezzo di una maglia di H&M bianca e con un buco. Attrverso la via dello zafferano,  ho poi seguito il sole che tuffandosi dietro l'orizzonte mi ha portato dall’oceano mare.

    

La pirite nella borsa, tra Marakech l'ATLAS e la Valle del Dra







Per la prima volta arrivo davvero con il fiato corto ad un viaggio. Il lavoro è stato pesante in queste ultime settimane, e nn vedo l'ora di concedermi un pò di ferie dai clienti. Ancora una volta la mammina si unisce a me per il Moroccan tour, Alice invece mi raggiungerà dopo Natale. Anche quest'anno ho preso la mia dose di critiche per nn festeggiarlo a casa con la famiglia e meritato il soprannome di "Senza Dio".

Sorrido all'idea mentre tolgo la parafina vecchia dalla mia tavola da surf...le scorro le mani attorno, e sento che anche per lei il tempo comincia a passare. Non ho il tempo di realizzare che sono in vacanza fino a quando nn mi trovo stipato come una sarda nell'aereo più aromatico del mondo, tratta Milano-Marrakech.

Durante il volo me la intendo subito con un paio di ragazzi troppo simpatici e la mia visione limitata dei Marocchini che spacciano all'arcella di Padova si espande e svanisce. Rimane limitatissima invece la sopportazione per quella dei punkabbbbestia. Giusto nella fila di fianco un paio di sorelle italianissime con i loro bambini che poveretti nn avevano colpe. Vestiti con degli stracci mai lavati. Così sporchi e puzzolenti che era quasi impossibile stargli vicino. Con tutti quelli che c'erano nell'aereo questa mi si mette anche a questionare xchè uso il telefono e nn crede che esiste la modalità "uso in aereo". Prima che potessi risponderle il mio nuovo amico Karim, mi sussurra: "La mamma dei rompicoglioni è sempre incinta!!!"

Mi son messo a ridere che tra un pò me la facevo addosso. Date un paio di risposte secce alla punkettara ubriaca e dormito a bumbazza con la musica della mia nuova playlist studiata apposta x questo viaggio.

20°c ci accolgono all'arrivo, clima secco, cielo stellato...e sdra dran subito partono 1500 euri di cauzione inaspettati per sto furgoncino che ho noleggiato x far abitare le tavole. Marrakech è più semplice del previsto da girare, dove mi aspettavo un casino incredibile ho trovato solo gente tranquilla e piuttosto pacata alla guida. Dove immaginavo cartelli in sola lingua araba o berbera, ecco spuntare super tantissime segnalazioni in francese. Mando in panico la vecchia quando le indico la viuzza del Rihad in cui allogeremo. 4 persone ci assalgono per aiutarci a parcheggiare e l'oste ci aiuta a scarrozzare i bagagli. Giù per la via più stretta del mondo, 1 euro ad un poveretto x controllare la macchina tutta la notte e via a piedi sotto una galleria...appena si spalanca la porta siamo catapultati dall'inferno al paradiso. Lo stile marocchino si esalta alla massima potenza a "La porte rouge rihad". Godiamo del nostro primo the alla menta e una volta lasciate le valige ci lanciamo nel mezzo della Djemma El Fna. Stanchi ma uno spettacolo!!!! Un sacco di ristorantini più o mrno uguali a prima vista, tentano di persuaderti x entrare a mangiare qlcsa da loro...ovviamente bisogna nn lasciarsi impressionare, ma gli amanti del cibo di certo nn avranno grossi problemi. Un consiglio: provate le lumache cotte nel the alla menta, la testa di capra stufata e il divino the alle spezie servito con scaglie di farina cotta alle spezie e mandorle. Il mattino seguente alle 8 abbiamo già una deliziosa colazione in pancia e ci avviamo direzione deserto del Sahara. Fa figo da dire ma ragazzi miei, arrivarci davvero è una piccola odissea. Non avendo un programma mi ero preposo che ptevo arrivare ad Ouzazarte, cittadina di svincolo tra la deirezione che porta verso la valle del Todra e quella del Drà. Attraversando l'ATLAS siamo spettatori increduli di quanto avessimo sottovalutato le risorse, la bellezze la cordialità delle persone di questo paese. Villaggi su villaggi si susseguono arroccati sui nevosi pendii cmq aridi. Ogni tre curve un venditore di pietre fossili, di acqua, ceramiche, braccialetti....a km e km di distanza dalla civiltà persone che spuntavano da pendii scoscesi, che camminavano lungo la strada dirigendo verso dove nn sapremo mai....case e paesetti che costruiti con pietre e fango del posto stentano a fasi riconoscere tanto che si mimetizzano. Arriviamo a più di 2000mt di altezza e svalichiamo concedendoci soste e una gran bella visita alla Kasbà dove hanno girato il film il Gladiatore ed Il Paziente inglese. Inutile dire che a me sti pastorelli che a colpi di piccoli passi portano le loro pecore in giro x il Marocco, si fermano a dormire ovunque ci sia un riparo dal sole e ti sorridono alla sola idea di conoscerti magari offrendoti anche qualcosa di loro proprietà barattandola con qlcsa di tuo....nn vogliono soldi...ma scape e magliette.Tutto mi fa rivivere ciò ce Coelho scrive nell'Alchimista...e mi compiacio di esserci. Passata la notte in città dove tutto vive sospeso in un'atmosfera quasi surreale, dopo qualche consulto con le persone del posto viene a decadere la mia prima idea di dirigermi verso l'Erg Chebbi...500km di poco niente, nella direzione opposta al mare. Parlo con un giovane Tuareg e con un fabbro riparatore di teiere, e partorisco il piano B. Dirigere verso M'Hamid, ultimo avamposto prima del deserto dell'Erg Chigaga; attraverso la valle del Drà delle sue Kasbà e dei suoi datteri da sogno.

Le strade sono tutte più o meno in buone contizioni, il nostro furgoncino con le tavole dentro scorre sbilenco e annaspante lungo le curve attoriate da incredibili scenari simili alla route 66 o ai grand Canyon. Spero di arrivare a Zagora nel primo pomeriggio senza perdere troppe cose x strada, perchè nel frattempo mi cresce anche la malsana idea di fermare al volo una dei 4x4 che da li partono per tramonti e notti nel deserto. Se nn si prenota ci sono davvero poche chance di trovarne una. Il viaggio con la mammina è alquanto interessante, infondo ci conociamo abb bene per concederci i ns spazi e a volte mi rendo conto che crescendo ho costruito delle abitudini che si possono definire più delle piccole manie...ci ridiamo su a vicenda prendendoci un pò in giro. Ogni tanto salta fuori un messaggio dell'Alice che ho volontariamente lasciato a secco il primo giorno per poi cercar di creare in lei un senso di esser ormai già qui con noi. Vedremo come se ce la farà anche stavolta.

Quello che nn ti aspetti in Puglia...shhhh nn fatelo sapere in giro









Nel mentre aspettiamo di raggiungere le prossime vacanze invernali nn riesco a rimanere fermo a guardare, sfrutto la bicicletta, il mio fisico, le uscite con gli amici ed il lavoro che ultimamente mi fa venire la forfora in testa. Come regalo di compleanno abbiam pensato bene di far arrivare un bel camperino e di li in poi i week end non sono più stati gli stessi. Viaggiare con casa mobile mi mancava come l'aria, potrei anche dormire in giardino, ma dentro la cellula del camper tutto prende un'altra dimensione, tutto diventa a portata di mano. Il primo week end di novembre è proprio questo feeling che ci porta ad imboccare l'autostrada e dirigere verso la Puglia. La ns meta: Giovinazzo City.

Abbiamo guidato quasi tutta la notte alternandoci io ed Alice, che per la prima volta guidava un camper,  si è cuccata 300km di pioggia intensa ed autostrada a 2 sole corsie causa lavori. Praticamente dalla cellula letto potevo dare il 5 ai camionisti che ci sfrecciavano a fianco tanto che doveva passarci vicino.

Il pensiero era abbastanza fisso su ciò che avremmo trovato davanti a noi di li a qlche ora. Stiamo andando a trovare due amici conosciuti l'estate scorsa in Indonesia, in coincidenza di un week end lungo di probabili forti onde. Ecco che quello che doveva essere solamente un momento di surf, va via via trasformandosi in un'esperienza di quelle mistiche. I ragazzi ci accolgono come diremmo qui al nord "alla terrona". Cioè come noi nn sapremmo mai fare con persone che si conosce appena. Mi casa es tu casa. Avvolti in questo meraviglioso uliveto che lasciava a malapena lo spazio per farci passare il ns mezzo, approdiamo davanti a quella che probabilmente è la casa del surf più cazzuta che abbia mai visto qui in Italia. Un bellissimo pergolato con le tavole impilate a seconda della taglia, tavole vecchie sparse in giardino, mute ad asciugare al sole e 25°c al 2 di novembre. Sembrava di essere arrivati in un altro pianeta. A meno di 300mt da casa lo spot. In meno di un'ora dal ns arrivo siamo già tutti cambiati ed in acqua, le onde nn superano il mt, e la cosa mette tutti veramente a proprio agio. Mentre scendo verso il reef, mi rendo conto che in acqua ci sono una quindicina di local....nn ho nemmeno il tempo di preoccuparmi se saranno infastiditi dalla ns presenza, tutti ci tenevano a venire a salutare e presentarsi, Antonio e Natasha avevano fatto buona pubblicità e tutti già sapevano chi eravamo, e dato che Antonio li è il più local di tutti mi permetto anche di droppare qualcuno, soprattutto Antonio e Natasha ovviamente ;-).

Ci divertiamo come pazzi per più di 4 ore, conosciamo, Michele, Ivan, Massimo, Dom, Angela, e qualcuno di cui ora sicuro dimentico il nome ma che ci tengono compagnia per tutto il tempo, risaliamo sfiniti...ci mangiamo un piattone di pasta ed un pennolotto di parmigiano accompagnato da vino salentino e una buona sopressa veneta...pronti per riposarci un pò...io ed Antonio ci guardiamo...Nat e Alice hanno già la macchina accesa....e siamo di nuovo in acqua...fino al tramonto che arriva come una liberazione. Era come se le nostre tavole nn ne avessero mai abbastanza e noi costretti a seguirle. Non ricordo nemmeno le azioni tra quel momento, la cena ed il letto. Ma la mattina seguente alle 7 eravamo gia in viaggio verso un altro big spot sulla costa ionica. Fatto il pieno di taralli, focacce e chi più ne ha più ne metta....siamo di nuovo nel ns mondo. qualche passante ci guarda incredulo, oggi c'è il sole ed il mare azzurro e ben incazzato. Ci distruggiamo di surf e con piacere vado ad annotare qlche onda di qualità, un air di Antonio e dopo parecchi tentativi....una mitica right handed sfornata dall'Alice che pur incredula si è sparata 100mt di surfata sulla cresta dell'onda del gg. Non male per una di Monselice.

Per altri due gg ci perdiamo tra i trulli le colline e le costiere di Checco Zalone...assaggiando, sorridendo e ricercando qualcosa che trovi solamente qualche tempo dopo nei ricordi di viaggio.

Ogni tanto ripenso a come nascono certe circostanze che all'origine racchiudono una semplice voglia di ascoltarsi, conoscersi e provare a mettersi in gioco nei confronti di qualcuno diverso da noi. Se non avessi spinto la mia voglia di conoscere oltre i confini asiatici nn sarei mai stato qui oggi, nn starei sorridendo ad un branco di ragazzi che chiedono solo di surfare quell'onda che li fa tornare a casa fieri. Un mondo il mio che ha voglia di fondersi con quello degli altri. Un mondo pieno di posti da vivere, visitare...ed onorato da onde che sono felice di celebrare con chiunque rispetti quei momenti.

Poco tempo fa un'amica mi ha chiesto se nela mia vita avevo mai trovato un luogo dove volessi veramente fermarmi....beh...l'ho trovato in un giorno di febbraio nel 2009...in uno di marzo del 2010...a gen 2011...dic 2012...è un luogo difficile da raggiungere. Facilissimo da trovare ma incredibilmente impossibile....si trova giù da un muro d'acqua che corre più del tuo respiro e dentro ad un lembo che nn ha denti ma che nn aspetta altro che inghiottirti. Quello è il luogo dove voglio vivere....ovunque esso sia...nn importa quanto dovrò volare, guidare o camminare...



mercoledì 10 ottobre 2012

Ogni luogo ha la sua storia...a scriverla siamo noi...by Alberto



Mentre siamo sull'aereo che ci riporta a Bali sento quello che mi immaginavo di avvertire. Quella sensazione di tuttotondo intorno...di quando ogni cosa è andata meglio di come doveva andare. Mi sentivo compiuaciuto x aver attraversato alcune delle isole più belle che abbia mai visto, conosciuto persone belle e brutte...essermi fatto trasportare dagli eventi e allo stesso tempo cercato di controllarli. Non m'importa molto di ciò che è realmente stato fatto...ma più di tutto gli obiettivi che ho raggiunto nel farlo. E' come passare oltre un confine mentale che, a volte sembra perenne ed invalicabile, altre scompare sotto i colpi dell'esperienza e del confronto facendolo comunque rimanere la mia grande sfida. E' la mia montagna, quella dove arrivare in cima nn è essenziale...ma avanzare in un qlsiasi senso è d'obbligo. Con il sorriso stampato ed il mio diario alla mano, mi preparo all'atterraggio, negli occhi di Alice la felicità di chi ha vissuto momenti unici ed il terrore di chi sta volando con un bielicca con una delle più sconosciute compagnie Indonesiane, in quelli di Barbara....nn lo sappiamo bene dato che soffre di sonnolenza da mezzi di trasporto!!!
Ma avverto cmq che un pò di tristezza ci sta pervadendo causa l'imminente distacco. Le nostre due donzelle ci lasciano e se ne tornano nella calda Italia...io invece mi preparo ad affrontare un'esperienza che probabilmente era sulla lista da tempo. 


E' in mezzo al caos di Legian rd che vedo spuntare dall'altro lato della strada, il sorriso e le occhiaie di colui che era stato mio compagno di banco x anni a ragioneria, e primo vero compagno di viaggio nell'ormai lontana avventura di "fuga dalla scuola/vacanza/lavoro" a Londra in quel del 2001.
Umberto, un rapporto contrastato il nostro, fatto di stima ed invidia. Compagnie e stili di vita diversi ma con un unico comun denominatore, la passione per i viaggi, quella x i piaceri della vita e una forte relazione amorosa con le nostre ambizioni. 
Lui è x me una di quelle persone che scivola comodamente nella tua vita pur nn appesantendola, una di quelle xsone che puoi nn vederla x anni o parlarci tutti i giorni. Sai che avrai sempre qualcosa di cui parlare. 
Io x lui sono sempre quello che nonostante faccia qualcosa è comunque sempre in qualche modo superabile e migliorabile, e cmq ovviamente, meno intelligente di lui.
Anche se nn sembra, insieme abbiam fatto di tutto...quando ci ripenso mi sembra impossibile considerando che ci son state persone con cui ho passato molto piu tempo e condiviso molto meno. Confesso che sono un pò spaventato dallo sharare con lui la sua prima esperienza di viaggiatore indipendente; confido cmq nel jet leg che stordendolo un pochino mi possa dare quella finestra di tempo per poterlo lanciare in questo mondo cosi diverso senza farlo troppo preoccupare.
Stora strana è anche il fatto che quando io ero partito per l'Australia, anche lui doveva essere dei nostri, moralmente lo è sempre stato...seguiva attentamente il blog e mai mancava di messaggiare su fb, invidiava in senso buono ciò che stavo facendo mentre lui si conquistava il suo 110 all'università. 
Le prime 48 ore sono state le più impegnative. Accoglienza, spiegazioni di tutto, cibi nuovi da affrontare, lingua diversa, depressione da fuso orario, guida a dx e inquinamento. Gli occhi gli roteavano come una slot machine impazzita, ma una volta insediati sul nostro magnifico bungalow sovrastante il monte di Uluwatu...tutto a cominciato a prendere forma. 





Mi accorgo che mi mancava la sua curiosità, mi ha persino fatto scoprire una spiaggia che pensavo nn fosse buona x il surf e che invece mi ha regalato i momenti più riusciti del mio surf fino a qui. E' stato strano come ogni momento era un opportunità di scambi di idee. Mentre scoprivo un pò di più sui suoi pensieri degli ultimi anni e sulla sua estrema esigenza di fare nuove esperienze, e lui mi ridisegnava sotto un'altra luce. Vedeva quello che ero diventato in questi anni. L'assenza di Alice è stata ricompensata da una grande opportunità x conoscere meglio un amico e guidarlo verso quella che sarebbe dovuta essere un'esperienza da condividere qlche tempo prima, e che invece è venuta matura in tempi diversi. 

Scarrozziamo i ns motorini x tutta bali, ai 3000 all'ora tra le macchine e ai 300 tra le onde...dove le prime due settimane avevo ancora dei limiti legati alla mia realtà quotidiana di casa, ora sapevo cosa stavo aspettando.


Sono passati 3 anni dalla prima volta che ho messo piede in Indonesia, 3 viaggi nei quali ho sempre dovuto affrontare piccole e grandi paure e nuove sfide. La prima volta xche surfavo da poco tempo e solo riuscire a passare il break di kuta e surfare il reef di Padang Padang con 1mt d'onda mi sembravano cose da extraterrestri, figuriamoci a mangiare i nasi goreng.
La seconda xche credevo di essere pronto x i luoghi mitici e leggendari del surf...volevo andare a G-land...a Uluwatu...e attraversare il mar di Arafura a vela, sono quasi morto sottovalutando kuta reef ritrovandomi a viaggiare insieme a compagni improvvisati via terra fino a Sumatra, fronteggiando la paura di nn poter tornare più in acqua x lo shock.
E poi finalmente adesso....che andando verso le isole dell'est, sfidando i mariuoli portuensi di lombok, il reef urcinato di desert point e surfando yo yo's, riscompro quell'IO ME che nn vedevo da tempo. 
Tutto ciò mi ha portato stamattina a scendere dagli scalini di Uluwatu, rivolgere un pensiero al bro Bonvicini che avrei voluto anche fisicamente al mio fianco, per cercare di affrontare quello che era ormai diventata la bestia nera del surf in Indonesia.



Solamente il passaggio sotto quelle onde era emozionante come venire al mondo. Nessuno di quelli che erano in acqua mi sembravano dei pivelli come me. Il colore turchese ed i set perfetti rendevano mistico uno dei momenti che aspettavo da tutta una vita. Al di la del luogo e dell'aspetto del mio surf....mi stavo muovendo sulla mia montagna...la stavo scalando...e mentre sento la mia tavola prendere velocità sopra ad un picco di un paio di metri, ho il tempo di guardare quei luoghi di fronte a me da cui ero solito essere spettatore...vedendoli svanire nell'incanto di quel momento. Poi l'onda mi ha chiuso in testa brutalmente, sono tornato in posizione con nonchalance, un paio di ragazzi urguaiani mi hanno chiesto se avevo chiuso il barrel...ho mentito...e cercato di prendere qualche altra onda. 

Il giorno dopo ho fatto surf Balangan....e anche quello successivo....  

giovedì 27 settembre 2012

Heading to paradise

Quando viaggio sono in grado di nn pianificare, ma agire all'istante. Nn farlo a volte potrebbe costare troppo tempo e quando ci si diverte i giorni corrono veloci come il vento. Era ormai il secondo pomeriggio che trascorrevamo alla scoperta dei minuscoli villaggi circostanti kuta lombok....e il pallino di proseguire aveva cominciato ad accendersi dentro qlcno di noi....partendo da Alice ha poi contagiato me, Barbara ed il pacifico Cristian...in meno di 30 min avevamo fissato appuntamento con pseudo driver nell'ufficio di una signora in pigiama, valutato le opzioni di ritorno a Bali nei giorni prossimi venturi, e raccolto info su cosa ci saremmo dovuti aspettare durante l'attraversata dell'isola e l'arrivo a Sumbawa.


Partenda l'indomani dopo la surfata mattutina...tutto liscio come l'olio...ancora una volta avevamo visto le nostre tavole sfrecciare lungo le onde e apprezzato le ragazze rinfrescare i principi di galleggiamento di un corpo sotto le onde....ora mi ritrovo a guardare l'asia che ci circonda dal finestrino di un'auto....mi concedo il lusso di osservarlo anche in bianco e nero tramite l'obiettivo dela mia camera...e di rubare attimi di cultura da portare con me...non che ne sentissi realmente un bisogno...solamente uno sfizio che mi aiuterà ad essere più felice quando sarò lontano da qui. Non c'è un secondo di questa cultura che mi lascerei scorrere davanti agli occhi senza averlo assimilato...sembra che le diversità e i sorrisi si riuniscano tutti sulla nostra strada...mentre attraverso quest'isola mi dedico quegli attimi...senza troppo pretendere...colori e sfumature che si attorcigliano al cielo in quel caos calmo delle vie indonesiane.




Finalmente scendo a comprare i biglieti del traghetto e conosco i primi 5 poliziotti onesti e super simpatici di tutta l'Asia, volevano farsi l'immancabile foto insieme al turista bianco e parlare un pò delle solite cose...



"uot is ior tim mai prend?"







Tanto sono preso dalle chiacchere che nn mi rendo neanche conto di come è fico il porto di Labuhan...incastrato in mezzo alla foresta con navi appoggiate su di un lato e tenute a secco dalla bassa marea e la natura più rigogliosa che da sfondo a barche e navette di ogni genere. Mentre saliamo ci offrono ogni tipo e genere di cibo e bvande, cominciavamo a sentirci persino importanti xche su tutta la nave solo noi avevamo l'onore di tutto questo cibo...poi gli sguardi delle persone ci ricordava che siamo in paese musulmano durante il ramadam e che qui prima del tramonto nessuno tocca ne cibo ne acqua...poco male, ho pensato, come dice la mia amica Reika...essere un senza dio a volte aiuta.



Come sempre più spesso accadeva, più ci allontanavamo dalla frenetica e chiassosa vita di Bali, e più le persone si dimostravano realmente interessate a fare conoscenza. Le persone sorridono e i ragazzi cercano di trovare il coraggio per rivolgerci la parola...appena uno ci riesce, sospirando guarda gli altri attorno a lui con aria da bullo pavoneggiando che sta parlando con uno straniero...e tutto questo ci fa sentire onorati e sempre più aperti a coinvolgere altre persone nelle super risate del ponte numero 1C.





Cala la notte su di un cielo grigiastro...ma le luci di sumbawa sono già li. Nessuno di noi si è molto informato su cosa ci sia realmente da fare sull'isola....guida alla mano, giusto uno sguardo ai luoghi del surf...taxy e dopo 3 ore siamo in un buio ma accogliente surf camp, sdraiati su di un'amaca, davanti al fuoco sulla spiaggia. Tutto era reso surreale dall'oscurità e dalla tranquillità di quel luogo....il mare...lo potevo sentire di fronte a me...ma il monello nn si voleva far vedere.
Dalle prime informazioni raccolde dagli unici 2 turisti che abbiamo incontrato...eravamo nella spiaggia di Yo Yo's ...uno dei migliori surf spot al mondo. Onestamente nn ne avevo mai sentito parlare, ma come spesso capita in questo mondo di surf....nn si è mai finito di scoprire dove rompe un'onda perfetta.
E infatti...eccoci svegli all'alba che ci stropicciamo gli occhi davanti a quella che probabilmente sarà una delle giornate più sceniche di tutto il viaggio...quasi indescrivibile vedere ora con la luce del giorno, dove eravamo capitati. quello che probabilmente era stato un posto visitato solamente da professionisti venuti da molto lontano, che era stato mantenuto segreto fino a quando le prime barche di surfisti turisti nn cominciarono ad arrivaare insieme a qualche coraggioso che ci provava dalla spiaggia....beh...ora...era li...davanti a noi...con delle onde che sembravano un dipinto di Hilton Alves...un mare azzorro verde, tartarughe che affioravano ovunque e quell'atmosfera che non perdona. Quella che i trasmette sensazioni positive...energetiche...meditative. mi rendo conto di questo solo quando i miei pensieri mi isolano dal resto del gruppo....avrei potutto essere ovunque con chiunque...ma seduto davanti a quelle onde..nn avrei esitato mai...il posto era magnificamente terribile...tecnico e perfetto. Come ogni tanto capita nel surf....mentre ti infili la maglia e allacci il leash cerchi di fare ed essere il duro della situazione...dentro te lo sai benissimo che in giornate come quelle non esistono mezze misure per la gloria. 
Sarei stato soddisfatto anche solamente di essere in grado di andare oltre il break, fare un duck diving ed osservare gli altri. Ma poi qlcsa mi avrebbe portato a provarci...e sarei qui a scrivere la solita storia di surfate leggendarie...
Effettivamente ho avuto il mio momento di gloria...ho surfato la mia onda, ma ho fatto cagare...avevo paura. Sono riuscito a prendere 3 onde in 3 ore...la dimensione ed il take off estremo erano qlcsa a cui nn ero più abituato. Quando arrivavano le barre sul reef ero estasiato nel vedere alcuni ragazzi infilarcisi dentro con un salto nel vuoto...nn riuscivo ad immaginarmi fare lo stesso...quando arrivavano i set...l'unica mia priorità era la sopravvivenza.
Avevo fatto bella figura con tutti...tranne che con me stesso. Mi sentivo bloccato nonostante mi fossi lanciato più di una volta giù dal muro con discreto successo. Avevo qualcosa dentro che nn voleva uscire.
La notte stessa dopo aver girovagato per il sud dell'isola in motorino alla ricerca del nostro amco "drago leccatore" (drago di komodo, soprannominato cosi da Alice x motivi ancora da sapersi)...ho sognato di essere davanti a mio padre. Lui è un tipo che non chiede mai, al max ascolta...e vive nella sua unica tranquillità d'animo. A metà fra un saggio e uno di quelli che se il mondo dovesse cadere...speriamo che cada un pò più in la. Anche in sogno mi faceva strano sognarlo...ma lui era sorridente. Non diceva nulla...solo aspettava. E mi guardava.
Quando mi sono svegliato, un qualcosa era uscito. Ero fiero. Comunicativo. Potevo di nuovo sentire la voce del mare...erano due settimane che surfavo tutti i giorni...e nn l'avevo sentita ancora...
Ho preso la tavola e con il mio gruppo di amici sono andato a divertirmi dove il giorno prima. Ancora una volta in acqua da solo...ho disegnato la mia giornata leggendaria, scandendo i miei ritmi...e dichiarandomi ai sospiri del mare.

N.B. se decidete di visitare Sumbawa...ricordatevi che in qualunque parte dell'isola chiederete un info sui taxy ed i trasferimenti...al vostro hotel arriverà un auto. Noi alla nostra partenza avevamoun auto a testa. 

giovedì 30 agosto 2012

Heading to east....the quite Lombok...and desert point










Abbiamo ormai affondato le nostre grinfie tra lo shopping forsennato di kuta e le piccole soddisfazioni delle prime session di surf, quando una sera finalmente l'artista e conoscente Echo del Naruk shop di kuta, mi avverte che la mia tavola nuova e' pronta. Gli ho detto che dire "mia" mi sembrava un po' un eufemismo, nn ne ho mai comprata una nuova x me ancora, nn mi sento pronto a vederla ammaccata e sfregiata dal mio stile arrembante di affrontare le onde....ma al cuor nn si comanda e quindi tavoletta nuova aerografata da uno dei best surf artist in bali per la signorina Alice. 
Completini da surfiste e zaini alla mano ci avviamo verso la nave che ci portera' a scoprire lombok. Tralasciamo la solita rotta che porta alle gili island battuta in questo periodo da orde di ventenni che nn vedono l'ora di fumare marjiuana liberamente al ristorante o sulla spiaggia, arriviamo invece a Lembar. Porto tranquillo con un unico ufficio di taxi che fanno cartello con i prezzi x spennare quei pochi turisti che li arrivano dirigendo poi verso nord al vulcano o verso i surf spot del sud dell'isola. Con varie peripezie e nn pochi momenti di tensione x tenere lontani i tassisti gli uni dagli altri riesco a scovare un ragazzo che con un vecchio vanettino sarebbe stato disposto a portarci fino a banko banko spingendosi anche fino a desert point. Quella che viene universalmente definita l'onda piu' bella del sud del mondo. 
Il ns driver: un ragazzo sui 35, con cicatrici da ustione su tutti gli arti e all'attivo 4 vocaboli di inglese. Per sua fortuna noi ci siamo fatti massacrare le scatole da Alice che x deformazione professionale, dopo mezz'ora che aveva la guida alla lingua indonesiana in mano, sapeva gia' ripetere i numeri e ci aveva insegnato le frasi basilari....e cosi ci spariamo sto piccolo momento di dialogo riguardo ai luoghi che vedevamo. Mentre lo guardavo tentare di spiegarsi in maniera semplice, immaginavo la sua vita come se stessi srotolando la pellicola di un film nella mia mente. Si era dovuto subire minacce dai tassisti del porto, preoccupazioni xche il luogo dove ci stava portando sarebbe raggiungibile quasi solamente via mare e portare il suo mezzo oltre quelle colline e atraverso quelle strade sarebbe stato nn proprio di facile impresa. Ma lui aveva bisogno di quei soldi, aveva bisogno di noi, di vincere rispetto a quella piccola mafia che si era creata, di tornare a casa con qualcosa per poter sperare in un domani migliore. Glielo leggevo in viso, non poteva nascondere nulla, era palese che la meta' del prezzo che ci era stato inizialmente proposto per lui valeva gia' piu' di ogni altro trasporto. E se anche non era realmente cosi'....beh ecco a me piaceva immaginarlo in quella maniera...
Mentre guidava mi ritrovavo a fissarlo mentre il van tutto scassato produceva suoni e scricchiolii allarmanti. Di tanto in tanto, la ruota anteriore sinistra sopra la quale io ero praticamente seduto, andava fuori asse e doveva dare un colpetto energico al volante come x sterzare x farla rientrare...ad un certo punto, quando mancavano 5km a destinazione, dopo l'ennesima buca, la cabina sotto i miei piedi e' letteralmente collassata su se stessa producendo uno squarcettino lungo un piede dal quale potevo godere di un ottima vista sulla strada. La vera avventura e' stata pero' spingerlo su per la mega salita sterrata che svalicava sul ns punto d'arrivo....finalmente ...niente onda gigante...ma una timida lefthanded di un metro che ci ha tenuto compagnia fino al tramonto...e per la prima volta in questo viaggio....mi sento dove avrei voluto essere....laggiu'...dove pochi osano arrivare ed ancor meno si fermano ad oziare. Nel calore delle ns capanne con pollaio sottostante e bagno in comune con il resto del villaggio...mi addormento...e sogno.

Con la voglia di scoprire e visitare nuovi luoghi, riprendiamo appuntamento con il ns amico driver e ci facciamo scarrozzare fino a kuta Lombok, tutto liscio stavolta. a parte una sosta di un paio d'ore da un fabbro per saldare il braccetto del semiasse e la voragine interna che si era formata il gg prima. Il van era nuovo, e il nostro tassinaro sempre piu' contento, quando ci ha scaricato nella ns homestay, con i soldi in mano continuava a baciarli e ci ha persino chiesto una foto x ricordarsi di noi. Gli abbiamo inoltre offerto una mancia xche' eravamo stati tutti colpiti da un senso di colpa o cmq pena x questa persona che cercava di tirare avanti. Eravamo ora nel posto piu' turistico di Lombok...10 hotel, 20 ristoranti.spiagge incantate, baie da sogno...colori mozzafiato e surf per principianti con annessa gita in barca per arrivare sugli spot....tutto per tutti in un atmosfera surreale...tutto era una capanna...un bungalow o un warung...il cibo divino, la gente sorridente ed onesta, il tempo soleggiato e noi tutti felici. Tutto sembrava scorrere in maniera inpeccabile, senza picchi di alti e bassi...qui x noi esistevano solo i primi. Ogni gg prendevamo la ns barchettina del pescatore diventato ormai un traghettatori di surfisti e ci lanciavamo tra le morbide onde di Gropouk. Da segnalare i gesti tecnici delle due donne che nonostante la dimensione non hanno mai fatto retro front nell'affrontare il mare...nelle immagini mentali di questo viaggio, sicuramente rimarra' scolpita quella in cui Alice lascia andare un onda media per lanciarsi a prendere la grande del set, c'erano lei e due surfisti esperti al suo fianco che la guardavano come un'aliena...lei goffa e potente nn si e' neanche resa conto della velocita' che stava raggiungento con la tavola prima di schiantarsi di faccia e rotolare nel mezzo dell'onda. Una persona normale credo ci sarebbe spaventata nn poco in quella situazione...anche io l'ho fatto, fino a quando nn ho visto quel sorriso a 75 denti spuntare dalla schiuma bianca...consapevole di aver cagato fuori....ma beffardo e adrenalinico al punto giusto...aveva l'espressione di chi aveva pensato a che cosa aveva sbagliato prima che alle conseguenze che potevano scaturire dai suoi gesti....il coraggio e la dedizione...ma dove l'ho trovata questa, nella confezione famiglia della Red Bull?

giovedì 23 agosto 2012

Wedding in indonesia







Ancora una volta torno a respirare gli odori della grande Asia, lo vedo come fosse ormai quasi un abitudine, ma lo percepisco come fosse la prima volta...e tutto attorno a me lascia spazio per mettermi comodo nei panni di un ragazzino sperduto in un magico mondo delle meraviglie.
Un po' intimorito dalle dimensioni del mio bagaglio (nn quello che porto in spalla), poggiamo le valige in hotel a jakarta e ci lanciamo all'avventura nella big durian....la grande citta'. Ogni mio piccolo tentativo di prepararmi ai cibi differenti della zona sono stati vanificati immediatamente da una cenetta in un warung sumatrese composto da ciccioli di maiale cotti nel sangue e seccati all'aria, polletto al curry, l'immancabile riso...e un mega succo di avocado col cioccolato....ahahahahahahahahah....che sogno...alla facciazza dei fermenti lattici!!!!!
Guardo Barbara, Alice e Fabio, un ragazzo che si e' aggregato a noi da bravo viaggiatore solitario....si destreggiano con caparbieta' tra nn bere il ghiaccio, controllare che le bottiglie dell'acqua siano ben chiuse prima di aprirle e facendo commenti positivi sul cibo come al solito impeccabile. Sumatra nn tradisce mai.
In uno dei miei momenti di transport mi guardo dall'esterno con quel sorriso sornione che nn si affezziona a dei momenti ma cerca solo di viverli. Mi chiedo come ero arrivato fino a li con quelle persone...e grandi risposte nn provo nemmeno a darmele, e' tutto cosi chiaro e semplice che spiegare le ovvieta' nn e' compito di chi ama vivere viaggiando anche dentro le mura di casa sua. Ci infiliamo dentro mercatini monumenti e shopping center, tutti e 4 dentro un tuc tuc da 2 posti, stipati come sarde gettate nell'umido di una citta' che nn conosce la pieta' x dei poveri turisti...tutto e' asfalto, cemento e traffico.....welcome back to Asia big boy.
Quando invece atterriamo a Denpasar la temperatura e l'umidita' si fondono perfettamente con quello che era l'ideale pensiero comune di tutti noi...incontriamo Cristian, trentenne surfista di Barletta che ha speso gli ultimi due anni di vita a fuerteventura surfando ogni condizione gli passasse sotto. Neanche il tempo di una doccia e siamo gia fusi nel mezzo della vita festosa della Kuta di sempre. Gente che sbevacchia, qualche troiaccia che pensa di addescarti con un occhiolino e l'immancabile venditore di massssrrrrroooom. I funghetti all'ucinogeni che vanno fortissimo qui a bali. Faccio un po' da guida tra le vie modello labirinto, traghettando le nostre donne di luogo in luogo dove i surfisti si riuniscono a bere dopo la lunga giornata tra le onde....Alice anche tentava di nn dare nell'occhio quando le bave le scendevano dai contorni delle labbra, Barbara invece nn finiva di chiedersi se x caso quello fosse il paradiso. Mi divertivo a vederle abbassare gli sguardi come quando noi maschietti incrociamo una gnocca paurosa e al ns fianco abbiamo la morosetta....sembra che gli occhi ci spuntino anche sul retro delle orecchie, sembravano due radiologhe all'azione. La serata si chiude con la mente un po' offuscata ed un australiano nudo che si stende sul tavolo di 10 ragazze in posa x delle foto.  Welcome back to Kuta italian surfer.
E' l'alba, e le onde nn superano il metro e mezzo. Mi manca un compagno fedele ma il dio mare vede e provvede e nn mi fa mai sentire troppo solo. Sono sopra ad ogni cosa assomigli ad un onda, in acqua da solo con cristian a distanza che cercava di capire come mai le onde dell'indiano fossero cosi micidiali.....le braccia inarrestabili fino a sfinimento e i sorrisi di Alice che mi tengono compagnia ad ogni buona onda...e nei suoi occhi la voglia di provar ad essere su quelle onde......welcome into the sea Sorriso.